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Sono le 9:30 di domenica 14 settembre. Piove disperatamente. Quando io arrivo al Parco del Roccolo, il signor Renato Rossi dell’Associazione “Accademia del gioco dimenticato” ha già disposto quasi tutto il suo materiale sotto la “provvidenziale” tettoia costruita dagli Alpini, in attesa dei piccoli giocatori. La pioggia battente non fa presagire niente di buono, ma il signor Renato, lontano dallo sconforto, continua ad allestire con entusiasmo e convinzione diverse postazioni; sembra dire con il suo comportamento: “Per questo mi hanno chiamato, per questo io mi do da fare”. Nell’attesa che qualche famiglia coraggiosa vinca remore e pigrizie che trattengono volentieri a casa e decida di venire alla festa, sfidando con un po’ di ottimismo la sfavorevole situazione meteorologica, il signor Renato mi parla di questo “gioco dimenticato” che l’associazione cui appartiene sta facendo rivivere. “L’Accademia del gioco dimenticato è stata fondata da Giorgio Reali, inventore di giochi e progettista di spazi verdi idonei a “giochi senza strutture fisse”. Giorgio Reali viene chiamato “Peter Pan del terzo millennio”, ha una valigia piena di tappi di bottiglia, elastici di varie misure, biglie di vetro, sassi, monete, conchiglie, corde… per giocare a tollini, cacciabiglie, lippa, catapulta, schioppetto, pulci. (Per saperne di più si può consultare il sito www.giocodimenticato. it) Sono i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi storici, giochi dimenticati… Sono giochi dai costi bassissimi o nulli (bastano un cartone e dei tappi di bottiglia) che stimolano la creatività e, se giocati in due o più, solleticano la competitività”. Anche il signor Renato ha una valigia piena di tappi, bottoni, biglie, elastici, fionde costruite con appendiabiti piegati (quelli di filo di ferro, usati dalle tintorie), incerottati con il nastro adesivo e muniti di un normale elastico, barattoli sonori ripieni di ogni sorta di materiale, vassoi colmi di cartoline ritagliate da ricomporre, freccette per un casalingo tiro a segno… I primi due bambini coraggiosi sono Elisa Oggionni e Gabriele Ghilardi: provano a cimentarsi in un gioco con le biglie che si chiama “centrabiglia” e in un altro che potremmo chiamare “flipper”. Non c’è niente di elettronico in questo flipper di “materiale povero”. Il cartone base costellato qua e là di tappi, sassi, conchiglie, noci… ornato ai lati di fiori finti, fettucce colorate, cinture, ecc… è sistemato come un piano inclinato così che le biglie, posizionate dai bambini in appositi spazi delimitati da tappi di sughero tagliati e incollati, possano scorrere e arrivare con percorsi diversamente articolati e… deviati dai vari ostacoli, nei “box” d’arrivo. Ogni “arrivo” è contrassegnato da punteggi diversi: vincerà, naturalmente, chi totalizza il punteggio più alto. Non hanno tanto entusiasmo Elisa e Gabriele perché la pioggia continua a scendere e… nessun altro bambino arriva. Dopo un’ora ecco arrivare qualcuno: riconosco Chiara Frassoni, che si unisce ai bambini già presenti. La combriccola si anima: si prova tutti a ricomporre le cartoline tagliate i cui pezzi vengono rovesciati sui tavoli che ancora non servono per il pranzo: i pezzi del puzzle sono solo quattro ma la cosa non è poi così facilissima. I bambini però sono molto decisi: devono infatti riuscire a ricomporre tre cartoline diverse se vogliono avere in regalo la biglia che il signor Renato ha promesso loro. E infatti ce la faranno. Anche nel pomeriggio, quando un freddo raggio di sole si decide a uscire, il signor Renato si coinvolge nel gioco con bambini e adulti… Grazie, signor Renato, per questa tua disponibilità convinta che, più di tante parole, incarna il motto stampato sul programma della nostra festa: “Dal dire al fare… ci sei di mezzo TU”. GIOCO È … STUPIRE Il marito della signora Elvira Cucci, socia della CFL, ci allieta con affascinanti, divertenti magie: nelle sue mani il fazzoletto bianco si trasforma in fazzoletto a pois entrando e uscendo da sacchettini di plastica trasparente, i segni delle carte da gioco si moltiplicano o diminuiscono in maniera inspiegabile tramite un semplice capovolgimento della carta stessa, il biglietto da 5 euro diventa 20 euro… questo trucco sarebbe proprio bello da imparare! GIOCO È… SUONARE E CANTARE Musica dal vivo: ogni generazione avrà il suo momento di gloria e di godimento! Così recitava il programma della festa e così è stato. I gemellini Matteo e Luca Coluccia con l’amico Elia Reseghetti ci hanno veramente sorpreso con le loro chitarre: li avevamo sentiti lo scorso anno suonare facili brani guidati dal loro maestro, ma questa volta si sono addirittura cimentati in brani rock, in un blues, nel brano “The Wall” dei Pink Floid. Tanti complimenti e grazie per l’impegno e la partecipazione. Lo stesso va detto per i giovani e gli adulti che dopo i bambini hanno regalato al pubblico le loro “performance”. Non so se posso includere nell’ambito “gioco” anche il lavoro di chi ha preparato la polenta e le salamelle che, data la giornata umida e fresca, sono state un vero toccasana: comunque sia, un grazie sentito anche a loro e a tutti i soci volenterosi che hanno preparato cibi di “varietà sorprendente e di ottima fattura”. Vilma Donghi |