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La risposta del Comune di Treviglio all'articolo del «Corriere» PDF Stampa E-mail
Domenica 10 Gennaio 2010 23:07

Mercoledì 16 dicembre u.s. è stato pubblicato su un quotidiano nazionale un articolo a proposito dell’inquinamento da cromo esavalente che ha ingenerato preoccupazione in alcuni cittadini, i quali si sono rivolti all’Ufficio Ambiente per avere delucidazioni. Delucidazioni che riteniamo di dover estendere a tutti attraverso il presente comunicato.

Nell’articolo si afferma che l’Amministrazione comunale, per contrastare l’inquinamento da cromo esavalente causato nel 2001 dalla Castelcrom di Ciserano. non ha mai voluto collegare la città all’acquedotto provinciale seguendo il principio di massima precauzione.

Questo non corrisponde al vero: siamo già collegati all’acquedotto provinciale. Un primo collegamento è stato effettuato nel 2006, un secondo collegamento è stato fatto nel 2008. Più di un anno fa, Cogeide e Abm next (la società che gestisce l’Acquedotto provinciale) sono stati contattati e messi a confronto per verificare la possibilità di immettere più acqua nella rete di Treviglio. Ne è scaturita la possibilità di incrementare i prelievi, ma non di molto perché occorre tener conto dei limiti oggettivi della rete di distribuzione e del fatto che ci sono anche altri Comuni a valle di Treviglio da servire.

In compenso, nel 2009 è stato attivato il collegamento con il pozzo di Vidalengo, recentemente ristrutturato e caratterizzato da una buona capacità idrica e da una buona qualità dell’acqua. A tutt’oggi, quindi, circa un quarto dell’acqua distribuita dall’acquedotto cittadino non deriva da pozzi trevigliesi. Nel frattempo abbiamo seguito con attenzione l’iter per l’approvazione degli interventi di ristrutturazione dei nostri pozzi: l’11 gennaio prossimo cominceranno i lavori per sigillare i pozzi ormai dismessi in modo da proteggere la falda. A febbraio iniziano i lavori di approfondimento del pozzo di via Terni (il più problematico) per pescare acqua da falde più profonde e presumibilmente migliori. A seguire, sarà la volta degli altri pozzi cittadini.

Siamo l’unico Comune che ha stipulato una apposita convenzione con l’Agenzia Regionale per l’Ambiente (ARPA), incrementando i controlli sugli scarichi nelle rogge e in fognatura, sulle emissioni in atmosfera e sui terreni agricoli utilizzati per lo spandimento dei reflui zootecnici e dei fanghi derivanti dagli impianti di depurazione. Stiamo tutt’ora premendo per far sì che l’ARPA, diversamente da quanto comunicatoci nei mesi scorsi, ci rinnovi la convenzione anche per il 2010. Siamo in procinto di adottare un regolamento per lo spandimento dei reflui zootecnici, in modo da favorire un migliore controllo.

Rispetto all’ultima contaminazione da cromo esavalente rilevata nell’area Ciserano–Zingonia–Arcene, l’ARPA ha individuato tre zone da sottoporre a controllo e ad interventi per la messa in sicurezza: 2 in territorio di Ciserano, 1 a nord di Castel Rozzone, nel nostro territorio. Per anticipare il più possibile gli interventi il Comune di Treviglio ha dato la propria disponibilità a farsi carico dei lavori, chiedendo all’Arpa di fornire tutti i dettagli tecnici per l’esecuzione.

Queste sono le azioni messe in atto per rendere concreto il principio di massima precauzione e per affrontare il problema cromo, pur in presenza di una normativa italiana ed europea che fissa la percentuale di cromo totale (esavalente + trivalente) a 50 microgrammi/litro. Oltretutto, la contaminazione più alta rilevata con gli ultimi controlli è di 9 microgrammi/litro.

Ecco perché non corrisponde al vero l’affermazione (“Treviglio non interviene”) che ha comprensibilmente sconcertato alcuni concittadini.

L’Amministrazione comunale di Treviglio

Treviglio, 22 dicembre 2009

 

 
Cromo, allarme per i pozzi «Si rischia il disastro» (Corriere della Sera, 16 dicembre 2009) PDF Stampa E-mail
Domenica 10 Gennaio 2010 22:58

Corriere della Sera | sezione: Lombardia | data: 16/12/2009 | pag: 10

Bergamo Il Comune di Ciserano tenta una bonifica, Treviglio non interviene

Cromo, allarme per i pozzi «Si rischia il disastro»

Garattini: meglio non bere l'acqua contaminata

DAL NOSTRO INVIATO

TREVIGLIO (Bergamo) Sono quasi dieci anni che nelle case di Treviglio e dintorni scorre acqua inquinata dal cancerogeno cromo esavalente. Un problema grave che ora rischia di assumere proporzioni ancora più preoccupanti perché un'altra fonte di inquinamento, non individuata, sta per riversare altro cromo nelle falde dell'acqua potabile. È questo forse il timore che ha spinto il Comune di Ciserano (zona in cui si trovava la Castelcrom, ditta responsabile dell'inquinamento emerso nel 2001) a proporre ad Arpa e Regione la realizzazione a Sud della provinciale Francesca, di alcuni pozzi di spurgo destinati secondo il progetto a portare in superficie l'acqua inquinata che verrebbe depurata e poi riversata nelle rogge. Un tentativo, quello del Comune di Ciserano (in accordo con Arcene, Treviglio, Verdellino e Castel Rozzone) che a fronte dell'immobilità della Regione e delle scarse risorse economiche di Arpa e Provincia (che dovrebbero progettare una ben più ampia bonifica del territorio) tenta di arginare un nuovo disastro impedendo il dilagare dei veleni nei territori più a sud.

Il segnale dell'imminente ondata di veleni è arrivato nei mesi scorsi quando si è scoperto che in almeno 80 pozzi agricoli situati a Nord di Treviglio il cromo VI ha raggiunto anche i 1.300 microgrammi per litro, una percentuale mostruosa se rapportata al limite di legge che fissa in 5 microgrammi il limite massimo alla falda. Un simile disastro avrebbe dovuto indurre a rimedi urgenti. Invece, sino ad oggi, non solo quei pozzi (che servono per irrigare i campi) non sono stati chiusi e continuano a portare veleni nel ciclo alimentare, ma c'è stato solo un avvertimento della Asl agli agricoltori che sono stati invitati a non respirare le nebulizzazioni durante l'irrigazione.

E intanto a Treviglio, dove in dieci anni ai rubinetti i livelli non sono mai scesi sotto i 15-20 microgrammi, con l'acqua inquinata tutti i giorni ci si lava, si cucina, ci si disseta. L'amministrazione comunale guidata da Ariella Borghi, che pure avrebbe potuto in questi anni collegare la città all'acquedotto di Bergamo, non ha mai voluto seguire il principio di massima precauzione assumendosi così la responsabilità di conseguenze imprevedibili per i cittadini.

Il professor Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, dice che il livello di rischio per la salute rimane basso con l'assunzione massima di 1 microgrammo per chilo di peso corporeo al giorno, ma sottolinea che il cromo esavalente è comunque una sostanza cancerogena e i bambini sono esposti ai rischi maggiori. «Sarebbe meglio non berla quell'acqua — dice Garattini — e comunque diventa urgente porre rimedio. Si dovrebbero chiudere i pozzi con maggiore inquinamento». Anche perché esiste il problema della dose totale assunta: non si sa infatti quanto veleno si assorbe attraverso altri canali. Come dimostra la vicenda dei campi irrigati con l'acqua avvelenata, anche nel ciclo alimentare finisce il cromo VI, una sostanza che in natura non esiste, ma che le fabbriche chimiche negli ultimi decenni hanno irresponsabilmente sparso nelle campagne senza neppure pagare per gli ingenti danni.

Luigi Corvi

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Impianto fotovoltaico

PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA PULITA
Dal 4 febbraio 2008
a fine agosto 2010

kWh stimati 185.245
kWh prodotti 180.572
Differenza kWh -4.673
Differenza %
-2.5
kg CO2
non immessi in atmosfera
90.376

Il GSE (Gestione Servizi Elettrici) ci ha accreditato € 71.488 per l'energia elettrica prodotta dall'impianto fotovoltaico dal 15.02.2008 al 30.06.2010


Base sociale

Alla fine di agosto2010

3.807 soci

di cui 155  nuovi iscritti nel 2010.

120 soci hanno aderito al Prestito sociale.


Le 5 stagioni

le5stagioni
Hanno aderito 28 soci.